“Il caso Spotlight”, la pedofilia e i cattolici


Il Caso Spotlight

Rabbia e disgusto sono i primi sentimenti che si provano dopo la visione de “Il caso Spotlight”. Il film candidato a sei premi Oscar, in uscita in Italia il 18 febbraio 2016, racconta una storia che non avremmo mai voluto credere vera. Eppure ci sono verità che si devono portare alla luce anche quando nessuno vuole guardarle in faccia. Così è per lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, di cui si parla nella pellicola. “Il caso Spotlight” è una doccia fredda di due ore che costringe a guardare questa realtà di abusi, coperture di responsabilità e silenzi, ma lo fa con precisione e puntualità. Il film mostra solo fatti, numeri, nomi, senza quasi commenti, ricostruendo il lavoro giornalistico della redazione del «Boston Globe» chiamata “Spotlight” (deputata alle inchieste) che nel 2002 portò alla luce lo scandalo della pedofilia negli Stati Uniti, vincendo anche il Pulitzer.

Come per tutte le inchieste, il punto di partenza è una domanda: il direttore Martin Baron chiede ai giornalisti di Spotlight di scoprire se il cardinale Law di Boston fosse al corrente di tutti gli abusi sessuali perpetrati dai sacerdoti negli anni. La risposta consiste nello svolgimento del film, tra tentativi di far parlare avvocati e bambini abusati (divenuti uomini traumatizzati) e ipotesi che bisogna provare con testimonianze e dati. Il film racconta una storia molto dura con una delicatezza tale che permette, forse, di guardare i fatti con più lucidità: non si vedono immagini di violenze, né si calca la mano sugli aspetti morbosi. La realtà è già di per sé talmente dura e sconvolgente che è bastato raccontarla. È bastato sapere che un innocente è stato violato, è bastato ascoltare le testimonianze degli ex bambini che raccontavano «Come si fa a dire di no a Dio?», dove Dio stava per un prete che gli faceva proposte oscene. E non erano “poche mele marce”, come si dice nel film, ma intorno al  6% dei sacerdoti di Boston, secondo il dato agghiacciante che viene rivelato dal team di giornalisti.

Secondo «Avvenire», l’opera cinematografica racconta la storia documentandola nel dettaglio, “talvolta in modo addirittura didascalico“, omettendo soltanto alla fine qualche risvolto della vicenda. Comunque è inutile mentirsi:”Il caso Spotlight” fa emergere uno scandalo che brucia ancora come una ferita aperta nella Chiesa. Da cattolici, non possiamo sminuire il problema, dire che “erano pochi”, dire che “non è vero che le alte gerarchie coprivano i pedofili”. Non si può negare tutto il male, ma anzi è importante che i cattolici lo conoscano e mostrino di provare quello che provano tutti: la stessa rabbia, la stessa forte indignazione. Solo guardando lo scandalo della pedofilia tutto intero, tutto insieme, non omettendo nulla, non insabbiando le responsabilità di nessuno, si può sperare che nella Chiesa si rimargini a poco a poco questa ferita. Nella Chiesa, come ne mondo, c’è il male e c’è il bene. Ci sono sacerdoti che stanno accanto ai più deboli, che sono punti di riferimento per le famiglie in difficoltà, che salvano le prostitute dalla strada, che si curano dei senzatetto, che con i loro discorsi donano una speranza alla gente. E poi ci sono quelli che rubano, quelli che violentano e portano così tanto male che fanno perdere la fede a molti.

Ma la Chiesa è fatta di uomini: uomini che sbagliano e uomini che chiedono perdono. Così ha fatto Papa Francesco ripetutamente in merito alla pedofilia e in merito agli scandali a Roma e in Vaticano. Il cristiano vero fa così: soffre per il male, non lo scusa, chiede perdono. Il cristiano vero confida in Dio perché la Chiesa venga portata avanti, non negli uomini.

GUARDA LA FOTOGALLERY – Ci sono gli attori del cast fotografati accanto alle persone vere che impersonano nel film.

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2 Pensieri su &Idquo;“Il caso Spotlight”, la pedofilia e i cattolici

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