Trent’anni di abbandono: la vera storia dello stabile di via Bartolucci 38


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Una pesante catena con lucchetto e una lunga cancellata in ferro tentano di nasconderlo agli occhi del mondo. Eppure è impossibile non vederlo: lo stabile al numero 38 di via Luigi Bartolucci impressiona, con quegli edifici ridotti allo scheletro e con quel giardino pieno di alberi incolti. È così da trent’anni. E, a passarci vicino, quasi si stenta a credere che abbia mai avuto un passato. Gli abitanti del quartiere Portuense di Roma, ormai, non sembrano più nemmeno farci caso. Ma  tutti continuano a domandarsi perché un’area così vasta sia stata abbandonata. Il territorio in questione è diviso in due zone: una – sulla quale sono presenti due fabbricati a un piano – è circondata da una recinzione di ferro, l’altra è racchiusa, invece, solo da una bassa staccionata. Nel complesso si calcola una superficie di oltre quattromila metri quadri. Completamente inutilizzata.

L'area abbandonata tra via Bartolucci e via Pallavicini

L’area abbandonata tra via Bartolucci e via Pallavicini

Almeno una volta l’anno, qualcuno entra, taglia l’erba e rimuove qualche rifiuto. Forse per evitare incendi. Lo raccontano gli inquilini dei palazzi di via Francesco Pallavicini, che affacciano, da un lato, sull’area in completo degrado. «Abbiamo un cadavere davanti a casa – si sfoga una signora del primo piano – A volte abbasso la serranda per non vederlo». Un’altra inquilina confessa esasperata: «Sono anni che è così, io tante volte dico che gli darei fuoco».

Di chi è la colpa? La mancanza di interlocutori che abbiano potere reale è la chiave di questa vicenda. A complicare la situazione si aggiunge il fatto che proprietario dello stabile non risulta essere il comune di Roma, ma l’Inps. In tutta Italia, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale possiede – secondo la trasmissione di Rai Tre Ballarò – circa tredicimila immobili, di cui uno su tre sfitto, come in questo caso. Ma quello di via Bartolucci non è stato sempre così: un tempo assolveva ad una funzione ben precisa. Era una scuola, che venne inaugurata nel 1974, per accogliere il gran numero di bambini presenti nel quartiere.

Nel corso degli anni, la Bartolucci diventò succursale della scuola media Tajani (l’attuale Vigna Pia), della scuola media Benucci (ora I. C. Nino Rota di Villa Bonelli) e della scuola elementare Vaccari. Rimase in funzione solo fino al 1985 circa. Poi, arrivarono gli anni della chiusura e dell’abbandono. Dicono che i bambini fossero diminuiti e non avesse più alcuna utilità tenerla aperta, o che fu la vicina scuola elementare Giorgio Caproni, appena costruita, a sostituirla.

Ma ci sarebbe una ragione più complessa: la scuola Bartolucci potrebbe essere stata chiusa per la presenza nei soffitti dell’amianto, utilizzato come materiale da costruzione e la cui nocività si stava accertando in quegli anni. Sono in  molti a dirlo e le voci, si sa, girano e si alimentano facilmente. Eppure nessuno è mai venuto ad accertare la veridicità di questa diceria.

A guardare lo stabile dall’esterno, c’è un aspetto che incuriosisce: come è arrivato ad essere privo di infissi, porte, finestre e mobilio? Nel quartiere dicono sia stata opera di un uomo, che ogni mattina alle 7.00 si presentava con un furgoncino aperto, smontava qualche pezzo, lo caricava e, poi, andava via. Altre fonti parlano di un incendio, che avrebbe spazzato via tutto. Perché un incendio? Perché l’ex scuola Bartolucci finì nelle mani dell’estrema destra.

Parte di un fabbricato all'interno dell'area abbandonata di via Bartolucci, 38, Roma

Fabbricato all’interno dell’area abbandonata di via Bartolucci, 38, Roma

Nel dicembre 1990, infatti, alcuni giovani del Fronte della Gioventù, sezione giovanile del Msi, occuparono lo stabile. L’occupazione terminò, presumibilmente, per due ragioni: un indebolimento del gruppo degli occupanti (la componente monteverdina andò a formare un nuovo movimento politico, Meridiano Zero) e la furia di questo incendio, rivendicato da una sigla dell’antifascismo militante. Il “Bartolo” – così venne ribattezzato questo primo centro sociale di destra – cessò di esistere in un solo anno. Nel 2006 ci fu una nuova occupazione da parte dell’associazione culturale Quadrato, alla presenza di alcuni esponenti e candidati di Alleanza Nazionale. I responsabili dell’associazione parlarono di un “segnale forte” da dare alle istituzioni per il recupero dello stabile. Gli abusivi vennero, però, sgomberati, lasciando una situazione identica alla precedente.

I cittadini che abitano nelle vicinanze hanno visto delinearsi, in tutti questi anni, diversi progetti, poi sfumati. Lo stabile sarebbe dovuto diventare una caserma dei Carabinieri (o un commissariato di Polizia), una scuola di cinema e un centro di riabilitazione per i disabili. Non fu mai niente di tutto questo.

Qualcuno che abbia denunciato apertamente il degrado di via Bartolucci, certo, c’è stato, tanto che i rappresentanti del Municipio di competenza (l’XI, ex XV) ne sono (più o meno) a conoscenza. Almeno, ne sa qualcosa il Presidente del Municipio Maurizio Veloccia. Al perché nessun progetto sia mai andato in porto risponde che probabilmente «l’Inps non ha mai fatto proposte accettabili», a chi voleva prenderlo in gestione. La Presidente del Consiglio di Municipio Emanuela Mino accetta, invece, con molta disponibilità, di guidarci nell’ufficio tecnico per parlare con ingegneri e architetti. Ci vengono forniti i dati della visura catastale dello stabile, ma di più non si può fare, dato che risulta, comunque, proprietà privata.

Infografica realizzata sulla base di interviste sul campo e di contributi dal web

Infografica realizzata sulla base di interviste sul campo e di contributi dal web

E allora chi deve rispondere della possibile presenza di amianto, degli anni di abbandono, del degrado con cui sono costretti a convivere i cittadini di via Bartolucci? Proviamo a parlare con l’Inps. L’ufficio stampa dell’Inps al telefono si dichiara disponibile a collaborare, ma, poi, da una laconica e-mail capiamo che i tempi di risposta sono tendenti all’infinito. Secondo fonti interne all’Inps, l’immobile potrebbe essere attualmente in gestione ad una società esterna. Intanto, i giorni passano e il lucchetto di quel cancello rimane chiuso. Dentro, gatti e topi scorrazzano indisturbati tra edifici fabbricati, forse, con amianto. Ma sembra che non interessi a nessuno.

Al numero 38 di via Bartolucci gli alberi continuano a crescere e gli edifici, progressivamente, si deteriorano. E gli abitanti di Portuense continuano, esasperati, ad abbassare le serrande e a girarsi dall’altra parte per non vedere, assordati da tanto silenzio e accecati da quel vuoto orribile.

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5 Pensieri su &Idquo;Trent’anni di abbandono: la vera storia dello stabile di via Bartolucci 38

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